Così il ritorno di Prodi rafforza Bersani e indebolisce D’Alema

Chi aveva creduto che Pier Luigi Bersani fosse un segretario di passaggio, messo lì da Massimo D’Alema che non poteva più agire in prima persona. Chi credeva che fosse un simpatico funzionario di partito emiliano, portato per i detti popolari della sua regione ma non per la politica con la P maiuscola. Chi pensava che si sarebbe fatto impaniare nella rete delle correnti del partito democratico. Insomma, chi immaginava tutto ciò ora deve prendere atto che così non è.
21 GIU 11
Ultimo aggiornamento: 04:08 | 9 AGO 20
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Immagine e somiglianza. Chi aveva creduto che Pier Luigi Bersani fosse un segretario di passaggio, messo lì da Massimo D’Alema che non poteva più agire in prima persona. Chi credeva che fosse un simpatico funzionario di partito emiliano, portato per i detti popolari della sua regione ma non per la politica con la P maiuscola. Chi pensava che si sarebbe fatto impaniare nella rete delle correnti del partito democratico. Insomma, chi immaginava tutto ciò ora deve prendere atto che così non è. Pier Luigi Bersani è un po’ come l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, e non a caso i due sono entrambi emiliani: sotto un aspetto bonario, dietro un sorriso sempre pronto a spuntare si celano un carattere determinato, una volontà di ferro e anche una punta (in Prodi più di una punta) di cattiveria, come sa bene Walter Veltroni (che a un certo punto della sua carriera politica li ha avuti, sebbene per motivi diversi, tutti e due contro). E Pier Luigi Bersani è talmente determinato che ha deciso di forgiare il Partito democratico a sua immagine e somiglianza.

Primarie revolution.
Per questa ragione ha dato incarico al fido Maurizio Migliavacca (coordinatore della segreteria pd) di rinnovare e codificare le regole delle primarie. Chi nel Partito democratico aveva immaginato che lo avesse fatto per annullare queste consultazioni si è sbagliato. E di grosso. Non è questo il motivo che ha spinto il segretario ad avviare l’operazione primarie. La ragione è un’altra ed è contenuta nella fondamentale innovazione apportata da Migliavacca: l’album degli iscritti alle primarie. Formalmente serve a evitare che elettori del centrodestra possano votare alle primarie in cui il Partito democratico decide sindaci e dirigenti locali. In realtà serve a fare sì che le primarie siano rigidamente controllate dal partito e, quindi, dai suoi vertici. Come un tempo la maggioranza dei Ds controllava le tessere, da adesso in poi potrà controllare gli iscritti alle primarie. E così Bersani potrà decidere i nomi di quelli che intende candidare per questo o quell’altro incarico.

Chi decide cosa
. E c’è un altro segnale della determinazione di Pier Luigi Bersani a prendere nelle sue mani le redini del Partito democratico. Mentre gli altri segretari lasciavano che fosse Massimo D’Alema, ora con Gianfranco Fini, ora con Umberto Bossi, ora con Pier Ferdinando Casini (e alle volte, almeno in passato anche con Silvio Berlusconi), a intessere intese e alleanze con i leader degli altri schieramenti e partiti, Bersani non fa così. D’Alema parla con Casini? Ebbene, ci parla anche Bersani: in fondo sono entrambi emiliani. D’Alema occhieggia alla Lega? Bersani si crea un rapporto preferenziale con Roberto Maroni e rilascia alla Padania un’intervistona. Insomma, è lui ormai a decidere con chi il Partito democratico deve allearsi e con chi invece deve litigare.

Le mosse del professore. Ma volete un ennesimo segnale? Forse il più indicativo? Qual è l’aspirazione, vera, di Romano Prodi? Quella di succedere al Quirinale a Giorgio Napolitano, sulla poltrona di presidente della Repubblica. E per realizzare questo suo sogno con chi si è alleato? Con Bersani. E se uno furbo e ambizioso come Prodi ha scelto Bersani vuol dire che è convinto che sarà lui da ora in poi a dare le carte nel Partito democratico e, di conseguenza, nel centrosinistra. Nello schieramento, cioè, che in caso di vittoria alle prossime elezioni politiche dovrebbe eleggere proprio Romano Prodi al Quirinale.